Maria Grazia Tadore Uka \ Eicona

In mostra alla Sabinalbano Modartgallery, Eicona di Maria Grazia Tadore Uka - dal 17 dicembre 2007 al 7 gennaio 2008.

Dieci pezzi tutti su supporto ligneo, di diverse dimensioni. I motivi sono quelli ricorrenti nell’arte iconografica della cosiddetta scuola cretese

Suor MARIA GRAZIA (TADORE) UKA, nata nel ’74 in Kosovo, appartiene alla comunità delle suore basiliane di Santa Macrina in Roma, dove vive e lavora. Sin da piccola ha rivelato una particolare predisposizione per l’arte. Dopo gli studi superiori, ha frequentato vari corsi di iconografia: in Sicilia col maestro ortodosso Domesthes Domesthenous di Cipro e a Roma col professor Stefano Armakolas di Creta. Attualmente è seguita al Centro Aletti dal grande artista P. Marko Ivan Rupnik. Ha esposto le sue icone in varie mostre sia collettive che personali, in Italia come all’estero. Nel 2006, in occasione della Manifestazione Arti e Mestieri organizzata da Fiera Roma, ha ricevuto il premio “L’Eccellenza delle Donne”.

L’allestimento che presenta nella gallery di SABINA ALBANO consta di dieci pezzi tutti su supporto ligneo, di diverse dimensioni. I motivi sono quelli ricorrenti nell’arte iconografica della cosiddetta scuola cretese. “Nimfios” (50×40), “Cristo Pantocrator” (26×35), “Madonna della Tenerezza” (21×48), “Madonna della Tenerezza” (in una versione più antica, 25×30), “Arcangelo Gabriele” (20×26), due versioni de “Arcangelo Michele” (20×26), “Cristo Anapison” (20×26), “Volto di Gesù” (14×28), “Madonna della Odighitria” (24×32). Quindi, temi come la Passione di Cristo, il Cristo Onnipotente, gli Arcangeli, la Vergine che indica la via.

“Eicona”, in greco “immagine”, “raffigurazione pittorica”, rappresenta l’ideale comunione tra il trascendente e l’immanente, il contatto nella rappresentazione tra la finitezza della realtà umana e l’immensa misericordia di Dio. Questa profonda spiritualità che sottende l’arte iconografica informa di sé anche le creazioni di suor Maria Grazia. L’icona, infatti, ha il compito di rappresentare i dogmi in forma visibile: immagini e scene di vita religiosa dipinte su legno, quali “libri degli illetterati” – come sosteneva Giovanni Damasceno – “pittura silenziosa che parla di più e dice cose più utili”, secondo Gregorio di Nissa. Un tramite, insomma, attraverso cui il Verbo diviene rappresentazione figurativa, immagine genuina e autentica per tutti i fedeli. Nel culto orientale l’icona è Anàmnesi (ricordo-richiamo), è Kèrisma (annuncio-catechesi), è Theoria (contemplazione-preghiera), è richiamo alla Tradizione, è annuncio-dichiarazione di una presenza, è contemplazione-coinvolgimento vitale per un cammino di speranza.

Tutto ciò ricorre ed è perfettamente percepibile nel lavoro di suor Maria Grazia, il cui lessico pittorico è semplice, diretto, memore delle tecniche artistiche di millenaria tradizione e non scevro da una sintassi dell’immagine incisiva e potente, data la volontà di comunicare il messaggio religioso in un ambito attuale e contemporaneo.

La scuola cretese, cui l’artista si rifà, che ebbe grande impulso dopo la caduta di Costantinopoli (1453) e almeno sino alla fine del ’600, recepisce e reitera i moduli bizantini, accentuandone astrattezza e dogmatismo, e riprendendo, in maniera originale, canoni estetici della pittura greca, importati e diffusi, tramite l’Adriatico e le isole Ionie, fino a Venezia e alla Sicilia.

Il frutto di tali maestranze si concretizzò in opere realizzate con una sapiente alternanza dei colori, con un formulario fisiognomico distante dalle statiche realizzazioni di medievale memoria, bensì più carico di atteggiamenti espressivi egregiamente ottenuti con un dosato uso di ombreggiature sui volti.

E infatti anche nelle icone di suor Maria Grazia Tadore Uka il colore è una peculiarità fondamentale: gli ori e le sfumature preziose, le tonalità bizantine, gli sfarzi baroccheggianti delle diverse nuance, la cura dei particolari, la prospettiva e i dettagliati drappeggi avvincono chi si accosta alla rappresentazione, ma al tempo stesso si stemperano in un’onesta umiltà che rimanda all’immediatezza dell’ispirazione religiosa, dell’atto mistico di fede, dell’arte quale veicolo di comunicazione della parola di Dio e quale occasione di condivisione del sentimento di devozione.

 

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