Gianni Abbamondi \ Percorso contemporaneo

Venerdì 16 marzo 2012 ore 19.00 si inaugura “Percorso contemporaneo“, personale di pittura di Gianni Abbamondi, in mostra alla “SABINALBANO Modartgallery” (vico Vasto a Chiaja n. 52/53, Napoli. Info: +39348/8030029, sabinalbano@yahoo.itwww.sabinalbano.com) sino al 30 marzo 2012 tutti i giorni, eccetto i festivi, dalle 10,00 alle 13,30 e dalle 16,30 alle 20,00. Ingresso gratuito.

L’approdo astratto, da quello che è stato invece un esordio figurativo, è la peculiarità del corpus allestitivo della nuova personale di pittura di Gianni Abbamondi, in esposizione negli eleganti ed essenziali spazi della gallery di Chiaia, la cui anfitrione, Sabina Albano, ancora una volta dimostra la sua attenzione alle più diverse forme espressive della città e non solo.

Una teoria di circa 30 tele di formato variabile (da 25×30 a 80×80) in tecnica mista (smalti, acrilici, vernici, sughero, cemento, oltre a inserzioni di differenti materiali come plexiglas, pietre, tessuti, tela di sacco, etc.), più 6 piatti in ceramica decorati con smalti a freddo, costituisce l’ossatura su cui si muove la sintassi delle immagini di Abbamondi, in grado, grazie a una padronanza dell’uso del colore e della luce e a una tecnica che nasce dalla ricerca e dalla sperimentazione, di scortare il suo pubblico lungo una vera e propria successione di ‘tappe artistiche’ distinte tra loro eppure, al contempo, l’una memore filiazione dell’altra. Se infatti il creativo napoletano è innegabile parta da una matrice figurativa, contraddistinta da colori bruni, verdi, oltremare, da quelle che si potrebbero leggere come ‘impressioni figurativo-paesaggistiche’, reali vettori di sensazioni ed emozioni, è pur vero che non indugia mai sul particolare. In questo prologo figurativo, dove tanta parte hanno una robusta e varia cromia e la presenza costante della natura, difatti, si scorge evidente già il seme di quello che sarà poi la successiva espressione astratta. Un figurativo che parla il linguaggio dell’astratto, si potrebbe definire, laddove la linea non è volutamente netta e determinata, la forma, la figura e il contorno solo accennati, sfumati in alcuni casi, facendo appello piuttosto ai chiaroscuri, ai giochi di luce, ai contrasti cromatici e agli accostamenti delle diverse nuance. Se quindi in questa fase Abbamondi sfugge a una classicità del figurativo, pur ricordando bene la lezione di grandi autori quali Viti, Villani e Grisconio, è solo perché inconsapevolmente getta già un primo ponte verso l’astratto, senza iati, ma con continuità e coerenza creative, secondo un travaso, una traduzione dall’uno all’altro codice visivo. Non tarda, infatti, a palesarsi il risultato più astratto, pur se secondo differenti declinazioni, a cominciare da quella informale, in cui è il rapporto cromatico a farla da padrone, assieme a una pennellata squisitamente gestuale, per così dire inconscia: il colore approccia in maniera libera, sfrontata e disinibita una tela che cerca, solo attraverso un minimo retaggio di rigore geometrico, di fare da campo espressivo, da limite materiale di quello che si rivela un estro meramente istintuale, ‘di getto’, per così dire. Un tale esito informale, suggestivo esteticamente, che non sfugge all’influenza dei lavori di un artista come Vedova, non è il punto d’arrivo, però, nel percorso contemporaneo che Abbamondi intende tracciare. Anche mediante il lavoro su ceramica, infatti, si profila lo spunto per quello che potremmo denominare come un momento più ‘materico’, che conosce nelle opere l’inserzione di materiali altri, quali plexiglas, tessuti, pietre, sugheri, cemento con colature e dripping, capaci di conferire alle creazioni dell’artista profondità e rilievo, dinamismo e l’effetto di vere e proprie ‘tele-sculture’, in cui spesso il supporto è invaso e la forma e il colore, acquisendo lo spessore della materia, paiono venir fuori dal quadro stesso. Ma c’è ancora un altro elemento forte che informa di sé tutta la fase astratta di Abbamondi: la prerogativa imprescindibile di un concept, di un’idea alla base dell’espressione informale, gestuale e materica. Un felice equilibrio tra il conscio e l’inconscio, dunque, tra l’oggettivo e il soggettivo, tra il sociale e lo psicologico: il segno diviene metafora, istinto, estetica; il concetto, il messaggio, il progetto è meditato, voluto, consapevole, è etica. Due facce della stessa medaglia, l’una complementare all’altra, l’una inscindibile dall’altra in perfetta armonia tra loro.

 

GIANNI ABBAMONDI nasce, vive e lavora a Napoli. Autodidatta, dal 1976 ha iniziato la sua attività artistica partecipando a diverse collettive. Si è imposto all’attenzione di pubblico e critica dal principio degli anni ’80, presentando i suoi numerosi lavori in svariate personali lungo i due decenni degli ’80 e dei ’90. Le sue mostre più recenti sono del 2007, 2008 e 2009 in varie gallerie e spazi off.

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